Pitti

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C’era una volta un caldo terribile, quasi assassino, che rendeva l’aria piccante come un piatto di chili messicano.
C’era una volta un luogo magico a forma di stivale, dove la bellezza si respirava ovunque e contagiava tutti i sensi, stuzzicando la mente creativa e ritagliando un angolo di mondo fuori dal tempo.
E c’era una volta un borgo che anche nel medioevo non aveva perso contatto con la luce, aggrappandosi con le unghie al cielo fino a quando, ritrovata la forza, essa sarebbe potuta Rinascere anche sulla terra.

I secoli e il loro lento scorrere non hanno cancellato la storia di quel borgo, e i suoi rituali dell’arte si sono rinnovati assumendo nuove forme. Tra il 18 e il 21 giugno 2013, per esempio, bastava varcare un arco color mattone per ritrovarsi in una fortezza cinquecentesca dove la Moda si mostra nei suoi processi di nascita e rinascita, tra cravatte cucite sul momento, scarpe figlie di lunghe tradizioni artigianali, e mille altre forme, classiche, stravaganti, eccentriche, eleganti…

Giorni intensi che fanno riflettere: ognuno ha il uso modo di apparire, in percentuali variabili tra proprie idee e assunzione di quelle altrui. Quel grande legame tra moda e vivere che si chiama Stile – non è mica un caso che esista l’espressione stile di vita - che trasmette emozioni, svela i propri stati d’animo, la profondità della propria persona.

Apparenza ed essere sono due termini classici della filosofia, da sempre; e non c’è nulla di più banale, secondo me, che considerarli come opposti. Quante volte avete sentito dire che si bada troppo all’estetica e si dimentica la sostanza? Ma siamo davvero sicuri che una sostanza profonda e bella debba a sua volta nascondersi dietro un’apparenza trascurata? O forse spesso è solo un’utile scusa di chi non ha tempo, voglia o passione per curare se stessi e la propria immagine?

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Tanti personaggi hanno affollato l’angolo fiorentino della moda, sicuramente gran parte di loro hanno ben poco o niente dietro la luminosità sgargiante o i tagli particolari dei loro abiti.Ma questo non significa che chiunque si vesta bene o in modo originale sia un cretino!
È una questione di vita e di persone, prima che di vestiti. Di classe, potremmo dire. Io ho conosciuto molti animi effimeri, ma anche incontrato persone interessanti. Federico è uno di loro. Io mi sono divertito a seguirlo per quasi due giorni, scattandogli qualche immagine con una piccola mirrorless e un obiettivo manuale. A dispetto della giovane età, appena più che ventenne – quando molti ancora si abbigliano da scuola media, con lo zainetto e la felpina stirata dalla mamma -, Federico sa indossare e osare. Persino con 41 gradi!

Mi ha spiegato la sua particolare idea di Pitti, votata alla possibilità di conoscere, scoprire le altre persone e condividere opinioni; più che un’esposizione, insomma, un dialogo.
Gli ho fatto poi raccontare un po’ le sue scelte stilistiche, che hanno privilegiato il doppio petto, un capo d’abbigliamento che facilmente pare un qualcosa di vecchio, di scomodo e poco giovanile, ma che acquista nuova vita grazie all’uso del colore. Bandito l’anonimato, per un mix tra forma e tinte che vuole ricordare una personalità matura e al contempo estrosa.

Le scarpe doppia fibbia sono un prodotto un po’ di nicchia e tipicamente associato ad eleganza e stile, in questo caso nella variante bicolore hanno trovato un tocco in più di fantasia. La cravatta in cachemire e la camicia hanno strizzato l’occhio al classico, laddove l’importanza dell’orologio, assolutamente non più accessorio ma grande protagonista del look, e dei braccialetti con la loro pioggia di colore, assumevano il compito di dare ritmo, come la punteggiatura in un romanzo…  Proprio questo mi ha colpito: le sue scelte sono sempre indirizzate all’idea di raccontare qualcosa, disvelare un po’ della propria persona e del proprio stile di vita.

E posso anticiparvi che è in cantiere un progetto insieme, rimanete sintonizzati! :-)

 

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Once upon a time there was a terrible heath wave, almost lethal, which made the air spicy as a dish of Mexican chili.
Once upon a time there was a magical place, boot-shaped, where you could breathe beauty everywhere and it enthralled all the senses, stimulating the creative mind and carving out a corner of the world outside of time
And once upon a time there was a village which also in Middle Ages didn’t lose contact with light, clinging to the sky with its nails until, found the long lost strength, it could rebirth on earth.

The centuries and their slow flow didn’t remove the history of that village, and its artistic rituals have renewed, assuming new shapes. Between the 18th and 21st of June of 2013, for example, you just needed to cross a brick red arch to find yourself in a fourteenth-century fortress where Fashion shows herself in the processes of birth and rebirth, between on the spot sewed ties, shoes sons of long handcrafting traditions and thousands of other forms, classical, bizarre, eccentric, elegant….

Hectic days leading to considerations: everyone has his own way of appearing, varying from a percentage of one’s one ideas and the assimilation of others’ ones. That great link between fashion and living is Style – the existence of the expression “lifestyle” is, indeed, not a case- which instills emotions, discloses one’s own mood, the intensity of one’s personality.
Appearance and substance are two traditional terms of philosophy, from time immemorial; and in my opinion, there is nothing more commonplace than considering them opposite. How many times did you hear someone say that beauty is too much minded and substance too much neglected? But are we really sure that a deep and beautiful substance must hide behind a neglected appearance? Or maybe often it is just an useless excuse of those who don’t have time, will or passion to take care of themselves and their own image?

 

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Many personalities have crowded the Florentine fashion corner, certainly a big part of them have little or nothing behind the bright luminosity or the peculiar cuts of their suits. But this doesn’t mean that anybody who dresses well or in an original way is an idiot! It’s a matter of life and people, rather than clothes. Of class, we could say. I have met many ephemeral souls but also some interesting people. Federico is one of them. I enjoyed following him for nearly two days, taking some pictures of him with a small mirrorless and a manual lens. Despite his young age, just over 20 years of age- when young boys still dress like junior high school kids, with backpacks and hoodies ironed by their moms. Federico is able to wear and to dare. Even with 41 degrees.

He explained to me his specific idea of Pitti, devoted to the possibility of knowing, of discovering other people and of sharing opinions; a dialogue, therefore, more than a show off. I made him recount his stylistic choices, which privileged a double breasted jacket, an item of clothing usually considered old, uncomfortable and very little youthful, but the use of color it gives it new life. Anonymity is banned for a mix of forms and hues, reminding of a mature and at the same time fanciful personality.

Double buckle shoes are a niche product and typically associated to elegance and style, in this case with the two colored variant they have found a touch of fantasy. The cashmere tie and the shirt tend to the classic, there where the importance of the watch, not just only an accessory anymore but a prominent element of the look, and of the bracelets, a rainbow of colors, acquires the role of giving rhythm, as the punctuation in a novel… This has certainly moved me: his choices are always aimed at the idea of the idea of telling something, of unveil a little bit of his own person and his own lifestyle.

And i can reveal you in advance that we have a project together in the pipeline, stay tuned! :-)

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3 thoughts on “Pitti

  1. Belle immagini, complimenti. Su “forma” e “sostanza” concordo pienamente con te: assurdo considerarle opposte. Sono due fasi di un divenire (oggi mi ricordo l’esame sulla Logica di Hegel con Dal Pra) ….

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