Addio al nubilato

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Riprendo a buttar giù due righe qui dopo lungo tempo, per vostra gioia. Fresco di laurea in filosofia al San Raffaele di Milano (lo dico perché se mai capitasse su questa pagina qualcuno interessato a frequentare tale corso, beh, glielo consiglio caldamente), la freschezza già si sta inaridendo nel tentativo di preparare in poche settimane il famigerato GMAT.

L’altra sera però, in una pausa gastronomica, ho per fortuna potuto godere di una meravigliosa scena in pizzeria.

A seguito di un “leggerissimo” antipastino a base di pane carasau, crema di pecorino piccante (con annesse battute del cameriere sul fatto che sia “desiderata e richiesta dalle donne”), insalata di polpo e dorata ichnusa, una buona pizza farcita di salsiccia secca sarda ha iniziato a depositarsi nello stomaco, tra una mandibolata e l’altra.

A parte il senso di pienezza raggiunto e sforato in pochi attimi tutto procedeva normalmente, nella sala qualcuno chiacchierava, la maggior parte ingurgitava birra e cibarie come si fosse all’ultimo pasto prima di una guerra interplanetaria.

Ma la normalità si sa, è anche noiosa; e comunque è solita durare poco.

Spalancatasi improvvisamente la porta d’ingresso, dalla notte oscura entra marciando una fila di sole donne dotate di trombette da carnevale e strani vestiti colorati. Tra rumorosi “pepeee” e cori da stadio si capisce presto che si tratta di un addio al nubilato.

Per clamorosa bontà divina, o meglio, infinita saggezza del proprietario, la tribù danzante è relegata in una sala a parte, ben isolata sia visivamente che acusticamente. L’ingresso trionfale ha però fatto in tempo a stupire tutti, persino interrompendo il Sacro Masticamento del Boccone – e suscitando esplicite paure di vedersi strappati via dalle forchette e coinvolti nell’attività festaiola.

Ma la questione più antropologicamente illuminante è stata direttamente narrata dal ristoratore: pare le fanciulle avessero richiesto baldanzosamente uno spogliarellista, e quando lui le ha informate in serata, “sarà qui a momenti”, “Ma com’è, quanti anni ha?” “28, abbronzato, fa molta palestra…”, le dolci ninfe avrebbero iniziato a sfregarsi le mani avidamente, sbavando e ringhiando come rapite da una febbre istantanea.

“Ma mangiatevi sta pizza e andate a casa!” ha però chiosato lui, infrangendo sogni e speranze. “Che tanto ora festeggiano, e ancora ubriachi si diranno il sì, ma appena passa la sbronza… Comincia l’incubo”.

Oggi invece, un pranzo da favola per festeggiare con una parte del parentado che non ha potuto assistere alla “cerimonia” ufficiale…

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