A great loss

Giovanni Reale
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ENG: Last Wednesday, Italian philosopher Giovanni Reale passed away. He was 83 years old.

I will never forget that first day of class at my alma mater, Università Vita-Salute San Raffaele, four years ago.

Reale taught us, together with his disciples Giuseppe Girgenti and Federico Leonardi, about the History of Ancient and Medieval Philosophy; if you’ve ever wondered how much a bunch of hours can change your way of approaching knowledge and life itself, you should have attended one of those sessions.

With a charismatic voice, an astonishing lucidity and a sophisticated sense of humour, Reale was able to make you break the boundaries of time, longing for a timeless wisdom mainly founded on the concept of Unity. He had this amazing ability to analyze our contemporary society within a framework of values derived from the ancient Greek’s values and adapted to the various contexts.

Just to give you an example, he used to say that the problem of criminality and state of decay that spread in cities’ outskirts has a deep root in a simple but sharp concept, the lack of beauty. If we think about it, all the places we consider beautiful in a city are usually in its centre – that is also often the safest area. When people are not surrounded by beauty, the likelihood of unethical and violent behaviours grows exponentially. Art, as an understanding of the beauty of life and a way of expressing our deepest emotions, even anger, is therefore an essential factor to lighten up people’s lives and to avoid violence.

You can either agree or not, but it is an argument that I find very original and wise at the same time.

I want to remember him with a brief story he told us that day, which I consider very enlightening on how philosophical thinking and daily life are in such a strong, deep relationship that you cannot think about one without meditating on the other.

“A student once criticised me when I was touching upon the importance of Plato’s idea of Unity and Plurality in our practical lives. She said, this is just abstract theory, actually not that different from religion itself.
I met her again in the hall and I heard her arguing on the phone. She looked very angry and, as she finished, I asked her if everything was okay.

– I am fine, it was just my boyfriend. He doesn’t understand me sometimes.

– And what would you think is the problem then?

– I don’t know… It’s almost as if our feelings were separated by an invisible line, and each one stands on a different side.

– And isn’t this exactly a lack of Unity between you and your beloved one? You see? It’s the way you approach your own existence. If you think of him as just another chapter in your life, as one of the plural things that can happen in your story, as opposite as a source of Unity that can raise your life to an higher degree of happiness by bringing two persons closer to each other, under their common feelings and ideas,  you will always end up fighting and suffering”.

Giovanni Reale

Me and Antonio De Caro with Giovanni Reale and his wife, 2010

ITA: Lo scorso mercoledì, il filosofo Giovanni Reale ci ha lasciato. Aveva 83 anni.

Non dimenticherò mai quel primo giorno di lezione all’Università Vita-Salute San Raffaele, quattro anni fa.

Reale insegnava, insieme ai suo allievi Giuseppe Girgenti e Federico Leonardi, Storia della Filosofia Antica e Medievale. Se vi siete mai chiesti quanto una manciata di ore di lezione possa cambiare il modo con cui si abbraccia la conoscenza e la vita stessa, beh, avreste dovuto partecipare a uno di quegli incontri.

Con una voce carismatica, una folgorante lucidità e un sofisticato sense of humour, Reale era capace di farti travalicare i confini del tempo, nel desiderio ardente di una saggezza a-temporale fondata più che mai sul concetto platonico dell’Uno, derivato specialmente dalle Dottrine non scritte di cui Reale era Maestro e appassionato studioso.

Tanto per fare un esempio, era capace di spiegare i problemi di criminalità e decadenza delle periferie con concetto tanto semplice quanto logico: l’assenza di bellezza. Se ci si pensa su, ciò che è considerato bello in una città è quasi sempre in centro – che di frequente coincide con le aree più sicure. Quando le persone non sono circondate dalla bellezza, la probabilità di comportamenti violenti e non-etici cresce esponenzialmente. L’arte, come modo di comprendere la bellezza della vita ed esprimere i nostri sentimenti, anche la rabbia stessa, è un fattore essenziale per illuminare le nostre vite e ridurre la violenza.

Si può essere più o meno d’accordo con quest’idea, ma io la trovo di rara profondità e saggezza.

Voglio infine ricordarlo così, con un breve aneddoto che ci raccontò quel giorno, un bel modo di spiegare come pensiero filosofico e vita quotidiana abbiano un così forte legame che non puoi pensare all’uno senza meditare sull’altra.

“Una studentessa, una volta, mi criticò mentre spiegavo l’importanza dei concetti platonici di Uno e Molti nella nostra stessa vita. Mi disse: questa è solo astratta teoria, neanche tanto diversa dalla religione.

La re-incontrai nel corridoio, stava litigando a voce alta al telefono. Sembrava profondamente arrabbiata e, quando finì, le chiesi se era tutto ok.

– Sì, sì… Era solo il mio ragazzo. A volte proprio non mi capisce.

– E quale credi sia il problema allora?

– Non so… È come se fossimo separati da una linea invisibile, io sto qua, lui di là.

– E non è questa proprio una mancanza di unità nella vostra storia? Vedi? Tutto dipende da come consideri la tua esistenza. Se tu pensi a lui solo come un altro capitolo nella tua vita, una delle molte cose che possono accaderti, invece che una fonte di unità, di unificazione di due persone sotto pensieri comuni, non potrai mai far altro che lottare, arrabbiarti, soffrire”.

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